La logopedia dal mio punto di vista

Secondo il nostro profilo professionale, “il logopedista è l’operatore sanitario che, in possesso di diploma universitario abilitante, svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica”.

Ma la domanda che mi sono fatta tante volte e che mi piace condividere è: cosa vuol dire essere logopedista PER ME?

La risposta non è semplice, perché essere logopedista per me vuol dire tantissime cose: saper accogliere, essere sempre formati, saper valutare e trattare disturbi molto diversi tra loro secondo le linee guida più aggiornate, saper ascoltare, essere flessibili e molto altro ancora.

La nostra è una professione dinamica, in costante evoluzione e con tantissime sfaccettature; ma l’aspetto che mi ha fatto innamorare della mia professione è sicuramente la relazione che si crea con le persone. 

L’obiettivo principe della riabilitazione logopedica è di permettere ad ogni persona di entrare in relazione nel miglior modo possibile con gli altri e con l’ambiente circostante attraverso l’uso del linguaggio verbale e non verbale, della voce, in alcuni casi delle immagini, delle proprie risorse cognitive e degli apprendimenti. 

Avere la possibilità di vedere nascere e crescere nelle persone, grandi e piccine, nuove consapevolezze, sicurezze e speranze è davvero meraviglioso.

Il mio modo di lavorare in una parola? GIOCO!

Molte volte ho visto arrivare in prima visita bimbi un po’ intimoriti e genitori un po’ impacciati che tentavano di spiegare ai figli a cosa sarebbero andati incontro, o adulti un po’ tesi per l’incertezza di cosa aspettarsi. Solitamente non ci vuole molto tempo per far sì che si crei un clima più rilassato e sereno, ma questo anche grazie ad un approccio un po’ giocoso.. Il gioco non sminuisce la professionalità, anzi diventa un potente strumento.

Ecco come io interpreto il gioco nel mio lavoro:

  • GIOCO come la voglia di mettermi in gioco
  • ogni persona che ho il piacere di conoscere è unica ed irripetibile, pertanto anche il mio approccio non segue mai schemi rigidamente prefissati, ma si adatta alle esigenze e caratteristiche di ognuno.
  • GIOCO come strumento utilissimo e importante di lavoro
  • ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare da subito con i bambini e sperimentare con loro come si ottengano migliori risultati e più duraturi giocando e permeando i loro giochi di spunti di lavoro è stato utilissimo anche nel lavoro con gli adulti. “Giocare” o rievocare pensieri giocosi sgrava un po’ dalla tensione che si accumula nel trattamento e fa raggiungere prima gli obiettivi.
  • GIOCO come momento da scoprire o riscoprire in famiglia
  • la nostra vita è sempre una corsa contro il tempo e a volte spaventa l’idea di avere dei “compiti” in più da fare. Quale modo migliore dunque di fare esercizio se non quello di ritagliare nella propria giornata momenti di gioco con le persone a cui si vuole più bene?
  • GIOCO come condivisione di regole
  • Ogni volta che si inizia a giocare si devono necessariamente esplicitare le regole da seguire, così come la terapia, che ha ovviamente dei paletti da rispettare affinché porti dei risultati. 

E allora in pratica cosa faccio nel mio lavoro quotidiano?

Il mio obiettivo è dare risposta alle domande che più preoccupano le persone che si rivolgono a me. Ad esempio:

  • Perché il mio bambino non parla?
  • Perché non riesco a capire cosa vuole dirmi mio figlio?
  • La mia difficoltà a leggere è un problema curabile?
  • Perché alla sera mi si abbassa la voce e sono sempre rauco?
  • Faccio fatica a trovare le parole per esprimermi, si può migliorare?
  • Mio figlio pronuncia male le parole e non si capisce quando parla, si possono correggere i suoi difetti di pronuncia?
  • A scuola mio figlio fa molta fatica in tutte le materie, si può fare qualcosa?
  • Spesso tossisco quando mangio e faccio fatica a deglutire, mi può aiutare?

Queste e molte altre sono domande che tante volte mi sono state poste.

Per darvi risposta:

  • dopo un’attenta anamnesi (raccolta dei dati iniziale), la presa in carico prevede alcuni step; 
  • si parte con un buon bilancio logopedico (la fotografia della situazione iniziale), grazie alla somministrazione di alcuni test e all’osservazione delle difficoltà del paziente;
  • poi si elabora un piano di intervento sulla base delle difficoltà riscontrate e si decidono insieme al paziente o alla sua famiglia tempi e modi della terapia logopedica.

Durante il percorso, laddove ce ne sia bisogno, viene proposto l’uso di ausili, addestrando il paziente al loro uso e verificandone l’efficacia.

Si propongono consulenze professionali con l’equipe medica e/o scolastica che segue il paziente.

Si stabiliscono a distanza di qualche tempo dei monitoraggi per verificare l’efficacia del trattamento in atto e il raggiungimento degli obiettivi.

Un progetto importante: la prevenzione

Nei miei dieci anni di lavoro ho più volte constatato che spesso passa molto tempo tra l’individuazione del problema e l’effettiva presa in carico. Il mio sogno, con il team di Familike, è di riuscire a proporre alla popolazione più informazioni possibili che aiutino le persone ad individuare più precocemente i problemi o addirittura, in alcuni casi, ad eliminarli sul nascere. 

Se hai dei dubbi o delle domande sarò pronta ad accoglierle con professionalità, ma sempre col sorriso e con tanta voglia di “giocare”!

Dott.ssa Monica Croce

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